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Esenzione di responsabilità del debitore durante la pandemia

By 10 Luglio 2020 No Comments
Debitore durante la pandemia

COMMA 6-BIS DEL DECRETO CURA ITALIA

L’emergenza epidemiologica da COVID-19, come noto, ha indotto il Governo italiano ad adottare delle misure, straordinarie ed indifferibili, volte al contenimento del contagio. Codeste misure hanno comportato la sospensione delle attività produttive ed economiche con conseguente crisi economica che ha reso impossibile a molti contraenti l’adempimento dei propri obblighi contrattuali.

Al riguardo, sono sorti dubbi sull’applicabilità delle regole e dei principi generali sulla responsabilità del debitore.

Al fine di fare chiarezza sull’argomento, l’Autorità Pubblica è intervenuta in materia di ritardati o mancati adempimenti contrattuali, con l’art. 91 del D.L. n. 18/2020, il cui primo comma introduce, all’art. 3 del D.L. n. 6/2020, il comma 6-bis, il quale dispone che “Il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”, introducendo e legittimando una causa di esclusione della responsabilità del debitore.

Di regola, in caso di mancato o ritardato adempimento, la colpa del debitore si presume, difatti, l’art. 1218 c.c. afferma che questi è tenuto al risarcimento del danno, salvo provi che l’impossibilità ad eseguire la prestazione dovuta sia riconducibile a una causa a lui non imputabile.

Sono due, pertanto, glie elementi che devono concorrere per potersi profilare una esclusione di responsabilità:

  1. l’impossibilità sopravvenuta della prestazione e
  2. che l’impossibilità dell’adempimento sia derivata da una causa non imputabile al debitore, ossia una causa di impossibilità oggettiva ad eseguire la prestazione; per quanto di nostro interesse, l’impossibilità può derivare anche da un ordine emanato dall’Autorità Pubblica. Appare opportuno specificare che affinché si possa parlare di esclusione della responsabilità del debitore, occorre che il debitore abbia agito attenendosi all’ordine emanato dall’Autorità e che tra l’inadempimento e l’osservazione della regola imposta vi sia nesso di causalità, che dev’essere provato dal debitore unitamente all’aver agito secondo l’ordinaria diligenza.

Stando a quanto sopra, si può ragionevolmente affermare come la causa introdotta dall’art. 91 sia da annoverare tra gli ordini emanati dalla pubblica autorità che legittimano l’esenzione di responsabilità; in tal caso, grava, comunque sul debitore l’onere probatorio di dimostrare che il rispetto delle misure autoritative per il contenimento dell’epidemia ha costituito un impedimento al dovuto adempimento, non superabile con l’ordinaria diligenza.

Una volta che il debitore provi tale circostanza, sarà poi il giudice a dover valutare se concretamente e secondo le circostanze, se il rispetto delle norme di contenimento possa escludere la responsabilità del debitore oppure, nel caso in cui non la escluda, a stabilire anche il quantum da risarcire tenendo conto del disposto dell’art. 1223 c.c. (richiamato anch’esso dal comma 6-bis).

Ma quali sono le conseguenze della sopravvenuta impossibilità ad adempiere la prestazione, per causa non imputabile al debitore?

Le conseguenze sono quelle previste dall’art. 1256 c.c., ossia:

  1. nel caso di impossibilità definitiva, l’obbligazione si estingue e il contratto si risolve de iure; in caso invece di impossibilità temporanea, l’adempimento rimane sospeso finché essa perdura “fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla”.
  2. Nel caso di l’impossibilità sopravvenuta parziale, l’art. 1258 c.c. prevede che il debitore si liberi dall’obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile, mentre riguardo ai contratti a prestazioni corrispettive, l’art. 1464 c.c. permette di recedere dal contratto al contraente che non ha più un interesse apprezzabile all’adempimento parziale della controparte, oltre ad attribuirgli il diritto alla riduzione della propria prestazione.

A tal proposito, la Corte di Cassazione ha enunciato il seguente principio di diritto: “L’impossibilità parziale ha effetto risolutivo solo quando, avuto riguardo all’interesse delle parti, investa l’essenza stessa dell’operazione negoziale, privando il resto, in parte significativa, di utilità o, comunque, mutando significativamente lo scopo perseguito con il negozio, ai sensi degli artt. 1362 e ss., c.c.” (Cass. Civ., Sez. II, sent. n. 4939/2017).

L’ esclusione della responsabilità del debitore conseguente al il rispetto delle misure emanate dal Governo per contenere l’emergenza implica anche la disapplicazione di clausole collegate all’inadempimento. Anche il comma 6-bis parli di “decadenze e penali”, si presume che il disposto si applichi anche ad alcuni rimedi accordati al creditore per conseguire il proprio diritto come, ad esempio, ’azione di risoluzione per inadempimento di cui all’art. 1453 c.c.

Con riguardo alla posizione del creditore, che si trova a “subire” le conseguenti derivanti dalla situazione emergenziale, ci si interroga se questi sia costretto a subire le conseguenze derivanti dallo stato emergenziale o se possa, nonostante i presupposti differenti di cui all’art. 1460 c.c., avvalersi della possibilità di rifiutare di eseguire la propria prestazione legittimamente (cd. exceptio inadimpleti contractus)

La risposta sembrerebbe essere positiva. La giurisprudenza, interrogata più volte riguardo a casi di impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore, ha affermato che l’eccezione possa essere attivata anche nei confronti di inadempimenti incolpevoli. In particolare, con la sent. n. 21973/2007, la Suprema Corte ha asserito che “L’esercizio dell’eccezione d’inadempimento ex art. 1460 c.c., che trova applicazione anche con riferimento ai contratti ad esecuzione continuata o periodica, nonché in presenza di contratti collegati, prescinde dalla responsabilità della controparte, atteso che come posto in rilievo in dottrina è meritevole di tutela l’interesse della parte a non eseguire la propria prestazione senza ricevere la controprestazione, al fine di evitare di venire ad essere posta in una situazione di diseguaglianza rispetto alla controparte. E ciò pure allorquando il mancato adempimento della prestazione dipende dalla sopravvenuta relativa impossibilità per causa non imputabile al debitore.”.

Infatti, la ratio dei contratti a prestazioni corrispettive risiede nello scambio di diritti ed obblighi; nel caso di impossibilità sopravvenuta per rispetto delle norme autoritative di contenimento la mancata esecuzione della prestazione del debitore inclina l’equilibrio del sinallagma. Pertanto, se non si riconoscesse la possibilità di sospendere l’esecuzione anche in favore del creditore, nel caso di mancata prestazione del debitore, l’effetto sarebbe che soltanto la controparte rimarrebbe onerata per l’esecuzione della controprestazione, generando così un’effettiva diseguaglianza tra i contraenti. 

 

Avvocato Luca Membretti